Arthur Rimbaud

Visto abbastanza. La visione si è incontrata in ogni aria. / Avuto abbastanza. Le voci della città, la sera, e al sole, e / sempre. / Conosciuto abbastanza. Le fermate della vita. – Oh Voci / e Visioni! / Partenza nell’affetto e nel rumore nuovi. (Partenza)

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Parole in cammino – Festival della Lingua Italiana 2018


Dal 6 all’8 aprile 2018 Siena ospita  la seconda edizione di Parole in cammino – Festival dell’italiano e delle lingue d’Italia, realizzato dall’Associazione La Parola che non muore, ideato e diretto dal prof.  Massimo Arcangeli. In programma incontri con un centinaio di ospiti tra accademici, intellettuali, poeti, scrittori, artisti, giornalisti.
Saranno premiati due di questi ospiti: Corrado Augias e Carlo Freccero. Altri terranno lezioni, conferenze e laboratori. Aldo Cazzullo, ad esempio, presenterà un bel libro dedicato al rapporto genitori-figli e all’utilizzo del cellulare, mentre Mario Tozzi parlerà del linguaggio delle catastrofi. Ci saranno inoltre filosofi come Giulio Giorello che illustreranno i fenomeni legati alla scienza, e tanto altro ancora.

Il progetto è promosso dall’Università per Stranieri di Siena e punta a fare della città di Siena il centro strutturale, organizzatore, propulsore di una manifestazione annuale dedicata alla storia della lingua italiana.

Il programma completo

info@ilfestivaldellalinguaitaliana.it

http://www.ilfestivaldellalinguaitaliana.it

Le Port (Les villes tentaculaires) di Émile Verhaeren

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Frans Masereel

Le port

Toute la mer va vers la ville !

Son port est surmonté d’un million de croix :
Vergues transversales barrant de grands mâts droits.

Son port est pluvieux et suie à travers brumes,
Où le soleil comme un oeil rouge et colossal larmoie.

Son port est ameuté de steamers noirs qui fument
Et mugissent, au fond du soir, sans qu’on les voie.

Son port est fourmillant et musculeux de bras
Perdus en un fouillis dédalien d’amarres.

Son port est tourmenté de chocs et de fracas
Et de marteaux tournant dans l’air leurs tintamarres.

Toute la mer va vers la ville !

Les flots qui voyagent comme les vents,
Les flots légers, les flots vivants,
Pour que la ville en feu l’absorbe et le respire
Lui rapportent le monde en leurs navires.
Les Orients et les Midis tanguent vers elle
Et les Nords blancs et la folie universelle
Et tous les nombres dont le désir prévoit la somme.
Et tout ce qui s’invente et tout ce que les hommes
Tirent de leurs cerveaux puissants et volcaniques
Tend vers elle, cingle vers elle et vers ses luttes :
Elle est le brasier d’or des humaines disputes,
Elle est le réservoir des richesses uniques
Et les marins naïfs peignent son caducée
Sur leur peau rousse et crevassée,
A l’heure où l’ombre emplit les soirs océaniques.

Toute la mer va vers la ville !

Ô les Babels enfin réalisées !
Et cent peuples fondus dans la cité commune ;
Et les langues se dissolvant en une ;
Et la ville comme une main, les doigts ouverts,
Se refermant sur l’univers !

Dites ! les docks bondés jusques au faite
Et la montagne, et le désert, et les forêts,
Et leurs siècles captés comme en des rets ;
Dites ! leurs blocs d’éternité : marbres et bois,
Que l’on achète,
Et que l’on vend au poids ;
Et puis, dites ! les morts, les morts, les morts
Qu’il a fallu pour ces conquêtes.

Toute la mer va vers la ville !
La mer pesante, ardente et libre,
Qui tient la terre en équilibre;
La mer que domine la loi des multitudes,
La mer où les courants tracent les certitudes ;
La mer et ses vagues coalisées,
Comme un désir multiple et fou,
Qui renversent les rocs depuis mille ans debout
Et retombent et s’effacent, égalisées;
La mer dont chaque lame ébauche une tendresse
Ou voile une fureur ; la mer plane ou sauvage ;
La mer qui inquiète et angoisse et oppresse
De l’ivresse de son image.

Toute la mer va vers la ville !

Son port est parsemé et scintillant de feux
Et sillonné de rails fuyants et lumineux.

Son port est ceint de tours rouges dont les murs sonnent
D’un bruit souterrain d’eau qui s’enfle et ronfle en elles.

Son port est lourd d’odeurs de naphte et de carbone
Qui s’épandent, au long des quais, par des ruelles.
Son port est fabuleux de déesses sculptées
A l’avant des vaisseaux dont les mâts d’or s’exaltent.

Son port est solennel de tempêtes domptées
Et des havres d’airain, de grès et de basalte.

La poesia è tratta dalla raccolta Les villes tentaculaires (Le città tentacolari) del 1895 in cui Émile Verhaeren (1855 – 1916) , poeta belga di lingua francese, descrive la città come una grande piovra che estende i suoi tentacoli attorno ad essa. L’antologia poetica è il primo tentativo di poesia della città moderna, mostruosa e meccanica ma anche grandiosa. E’ l’epoca della rivoluzione industriale in cui le metropoli si riempiono e le campagne si svuotano; il denaro diventa la nuova religione, i borghesi sono affascinati dai nuovi “templi” come i magazzini e frequentano le “promeneuses”, mentre gli operai lavorano duramente nella civiltà delle macchine.

Questo componimento è dedicato a uno dei luoghi più vitali della città, appunto il porto, il porto di Anversa. Tutta la poesia si costruisce sul verso che la apre e che viene reiterato più volte: “Toute la mer va vers la ville !” Il porto è descritto come ricovero di tante barche, ma anche come luogo brulicante di persone al lavoro e di motori fumanti. Senza dimenticare il potere attrattivo del luogo che attrae gente dall’Oriente, dal Nord e dal Sud. Per finire con la descrizione delle torri dei meccanismi portuali che offrono la visione verticale e la descrizione delle carene scolpite sulle navi che ripropongono le donne mitiche del mare, le sirene.

Espressionismo potente, gusto per l’immagine e sonorità del verso caratterizzano la poesia come l’intera raccolta.

 

Émile Verhaeren: poeta belga di lingua francese (Saint-Amand, Anversa 1855 – Rouen 1916). Nelle prime liriche (Les Flamandes1883Les Moines1886) s’ispirò ai temi della tradizione fiamminga, che riprese più tardi nel ciclo di Toute la Flandre (I. Les tendresses premières1904La guirlande des dunes1907; II. Les héros1908Les villes à pignons1910; III. Les plaines1911). Un’inquietudine e un cupo misticismo tipicamente fiamminghi si rispecchiano nei libri Les soirs (1888), Les débâcles (1888), Flambeaux noirs (1891). Poi cantò con impeto e con drammatica passione sociale le energie della natura e dell’umanità: Les apparus dans mes chemins (1891); Les campagnes allucinées (1893); Les villes tentaculaires (1895); La multiple splendeur (1906), ecc. Verhaeren scrisse anche per il teatro (Le cloître1900Philippe II1901Hélène de Sparte1912); come prosatore, lasciò libri di racconti, di critica, e pagine sulla guerra e l’invasione del Belgio.

 

 

“L’atlante degli abiti smessi” di Elvira Seminara (Einaudi, 2015)

 

… ogni armadio è come la biblioteca di Borges, illimitato e progressivo, inesauribile. Lo apri e non riesci più a chiuderlo, si riapre, straborda, ride. Sghignazza, certe volte. 

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Non è un libro di moda o di tessuti l’Atlante degli abiti smessi, l’ultimo romanzo di Evira Seminara uscito per Einaudi nel 2015. Ma un romanzo atipico dal sapore un po’ rétro, suggestivo e pieno d’umanità.

Costruito in forma di catalogo, è il testamento epistolare di una madre che ha strappato il rapporto con la figlia “come un lenzuolo che ha subito troppi lavaggi, vestito troppi letti”.

Siamo nel 1992. Eleonora, una donna eccentrica di 45 anni, si trova a Parigi dopo la scomparsa dell’ex marito. Per cercare di scrollarsi di dosso il rancore della figlia che la accusa di essere la causa della morte del padre, decide di regalarle il suo armadio della casa di Firenze, ma soprattutto un inventario nel quale catalogare giorno dopo giorno con precisione maniacale i capi d’abbigliamento. Nell’armadio abitano vestiti ossessivi, vestiti compassionevoli, vestiti che ricordano troppo, vestiti del perdono, vestiti sopravvissuti “che reggono i peggiori addii”, vestiti “che hai paura a rimettere, perché quel giorno sei stata così felice”. 

Sotto la montagna di tessuti, fogge e colori diversi, si nasconde uno sterminato campionario di sentimenti, ossessioni, gelosie e rancori che caratterizzano le difficili relazioni umane. Il “viaggio impetuoso nell’armadio” è in realtà una peregrinazione nelle innumerevoli pieghe del cuore umano.

E’ un vademecum per vivere meglio, dentro e fuori di sé. E’ necessario proteggere i confini con cuciture forti, resistenti”.

Gli abiti si intrecciano con i ricordi e le confessioni di Eleonora, una madre che sente profondamente l’assenza di sua figlia, ma che sa anche prendere la vita con un pizzico di leggerezza e ironia.

E tra un elenco vorticoso e un altro, la protagonista, da attenta osservatrice qual è, scrive anche la biografia del condominio in cui vive a Parigi tratteggiando scene a volte davvero esilaranti (come nel ritratto delle sorelle obese).

Da leggere e rileggere: per la scrittura sapiente ricca di parole accuratamente scelte e un utilizzo originalissimo dell’aggettivo (“silenzio terroso”, “palazzo introverso”). Da sottolineare i giochi di parole e le strepitose similitudini. 

Consiglio di lettura: da leggere non tutto d’un fiato ma a “piccole dosi”, rileggendo passi già letti e sottolineando quelli che ci hanno maggiormente colpito. E ce ne saranno parecchi!

Io vado al ballo delle parole. Ne scelgo una fra tante, la spolvero e guardo, finché prende a brillare. Faceva così, la Dickinson. La tengo sospesa con due dita in aria, come una farfalla. E infatti quando la poso, ogni volta, resta stecchita sulla scrivania, non vola più.

 

Elvira Seminara, giornalista e pop art ha pubblicato per Mondadori L’indecenza (2008) e per Nottetempo Scusate la polvere (2011) e La penultima fine del mondo (2013). I primi due romanzi sono stati messi in scena nel 2014 e 2015 dal Teatro Stabile di Catania. Suoi testi sono tradotti in diversi Paesi. Vive ad Aci Castello.

 

 

 

 

 

Biglietto lasciato prima di non andar via (Giorgio Caproni)

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Se non dovessi tornare,

sappiate che non sono mai

partito.

 

Il mio viaggiare

È stato tutto un restare

qua, dove non fui mai.

(da Il franco cacciatore, 1982)

 

Il tema del viaggio viene considerato come un filo rosso che si dipana attraverso tutta l’opera poetica di Giorgio Caproni (1912 – 1990) , tanto da essere considerato come uno dei tre elementi portanti della sua poetica insieme al tema della madre e della città. Il valore del tòpos è chiaramente allegorico: il viaggio è quello della vita, dell’esistenza umana priva di certezze e della precarietà della nostra condizione. Queste due brevi terzine sintetizzano tutto il senso del vuoto e dell’assenza che pervade la poesia caproniana.

 

Altri versi della raccolta vengono richiamati:

 

Smettetela di tormentarvi.

Se volete incontrarmi,

cercatemi dove non mi trovo.

 

Non so indicarvi altro luogo.

 

 

 

Consigli di lettura sotto l’albero – Anno 2017

Quelli che vi propongo sono tre libri di narrativa usciti nel 2017 e che testimoniano come il romanzo oggi sia  ben lungi dall’essere morto o in cattiva salute. La storia personale dei singoli personaggi si intreccia inestricabilmente con la Storia con l’iniziale maiuscola, con la situazione sociale e politica dei Paesi in cui si svolgono i fatti.  I primi due romanzi sono degli splendidi affreschi della storia dell’Europa degli anni Trenta e della crisi che precipiterà nel fascismo e nel nazismo. Il terzo è un potente thriller psicologico, attuale e profondo, ambientato nello stato di Israele che si confronta con le migrazioni dei profughi eritrei.

Buona lettura!

gerda

La ragazza con la leica di Helena Janeczek (Guanda, 2017) è la storia della prima fotoreporter caduta giovanissima sul campo di battaglia durante la guerra civile spagnola, la tedesca Gerda Taro al secolo Gerta Pohorylle. Donna unica, coraggiosa e libera non volle abbandonare il fronte quando non c’era più alcuna speranza. Fino al giorno della sua morte rifornì le principali riviste dell’epoca di immagini sensazionali, spesso scattate insieme al fotografo ungherese e suo compagno, Robert Capa. Romanzo molto ben documentato ma anche con una grande componente emotiva che non può non affascinare il lettore.

Libro particolarmente indicato per i lettori che amano la storia della fotografia o per chi desidera conoscere le grandi figure femminili del Novecento che hanno saputo difendere strenuamente i propri ideali fino all’ultimo.

 

Il-viaggio-di-Yash

Il viaggio di Yash di Jacob Glatstein, traduzione a più mani curata da Marisa Ines Romano (Giuntina, 2017)  è il racconto, intimo e corale, del viaggio di un ebreo diventato americano verso le sue origini mitteleuropee. Yash è l’alter ego dell’autore che ripercorre in senso inverso, da New York a Lublino in Polonia, la rotta delle migrazioni ebraiche in un periodo storico in cui chi poteva fuggiva dall’Europa a causa dell’ombra di Hitler che incombeva sempre più minacciosa.  Vivida ed eccezionale la descrizione dei volti e dei mondi interiori dei compagni di viaggio del protagonista.

Consigliato ai lettori che amano le  grandi saghe ebraiche del primo Novecento.

 

svegliare-i-leoniSvegliare i leoni è il secondo romanzo della giornalista e scrittrice israeliana Ayelet Gundar-Goshen tradotto in Italia da Ofra Bannet e Raffaella Scardi  per la la Casa Editrice Giuntina (2017). Tornano i temi delle migrazioni e del razzismo ma al giorno di oggi. La vita ordinaria di un onesto medico israeliano viene stravolta improvvisamente in una calda sera quando investe con la jeep un profugo eritreo nel deserto, per poi fuggire lasciando l’uomo al suo triste destino. “E tu cosa avresti fatto al suo posto?” sembra chiedere l’autrice al lettore che rimane incollato alle pagine dall’inizio alla fine. Perché è anche un libro che costringe a confrontarsi con se stessi, con le proprie fragilità morali e le inevitabili zone d’ombra che si annidano nella nostra coscienza.  Intenso, imprevedibile, immediato pieno di spunti di riflessione.

Libro da regalare a coloro che hanno già amato (e sono tanti) la prima prova dell’autrice,  Una notte soltanto, Markovitch (Casa Editrice Giuntina, 2015).

“Lo dice il mare”, a cura di Barbara Panetta (Edizioni Il Foglio 2017)

lo dice il mare

 

Il mare è una distesa blu leggermente increspata dal vento di ponente. Le barche ondeggiano al ritmo di una musica misteriosa che risale direttamente dal flusso delle maree e si lascia lambire dalla risacca. Sembra di sentirla quella musica, anche se nessuno la sta suonando, anche se quella melodia nessuno l’ha mai ascoltata a Sausalito. (tratto da “La leggenda dell’uomo seduto sul molo” di Francesco Villari)

Quante sono le voci del mare? Tante, tantissime, infinite. Mare come grembo materno che genera vita; mare come distesa azzurra che consola e divide allo stesso tempo; mare amico e amante che si pone in ascolto. Ma anche “mare del silenzio”, “un posto che non avvisa quando ti afferra né ti permette di scappare”.

Queste e molte altre voci riecheggiano nella raccolta di racconti  Lo dice il mare a cura di Barbara Panetta per Edizioni Il Foglio. Ancora una volta un’antologia dedicata alla distesa azzurra; questa volta però a raccontare il mare non sono i grandi classici della letteratura italiana o straniera, ma venticinque perlopiù giovani autori provenienti da esperienze molto diverse tra loro come cinema, grafica, teatro e poesia, con una passione in comune, appunto il mare. Il risultato è un prodotto policromo fatto di stili e generi letterari più disparati. Si va dal romantico al fantastico passando attraverso l’horror.

Il mare sempre uguale eppure sempre così diverso.

… la cosa tremenda che ha (il mare) è che un’onda arriva una volta, e non torna più. Non ce ne sarà mai una uguale. A pensarci, ti toglie il fiato, no? (tratto da “Alla deriva” di Sasha Naspini)

Accanto ai luoghi immaginari torbidi e cupi, esiste una geografia precisa di questo mare; è il mare del sud, come quello d’Ischia, ma soprattutto della Sardegna, luogo dal quale ci si allontana per poi ritornare, come nel racconto di Marina Atzori “Messaggio in bottiglia”:

Mi improvvisai marinaio salendo sulla mia piccola barca per ritrovare il bene più prezioso che avevo: me stesso.

Approdai così su un’isola, l’Asinara. Ero sempre stato persuaso dal fatto che questo sarebbe stato il luogo adatto per iniziare a pormi delle domande. Per quale assurda ragione, fino a quel momento, ero rimasto così a lungo lontano dalla mia terra d’origine? Eppure non volli mai tornarci. Cambiai idea solo il giorno in cui mio padre scomparve. Doveva pur esserci un inizio da qualche parte, lontano da tutto e da tutti dopo quel pugno nello stomaco.

 

Ogni racconto è corredato da una fotografia in bianco e nero realizzata da due bravi e attenti artisti, Diego Bullita e Francesco Turano.

Il libro è un omaggio a uno dei temi della narrazione più cari agli scrittori e ai poeti di ogni tempo e di ogni luogo, un’antologia moderna costruita come una traversata nel mare dell’animo umano, costellata di sofferenze, ricordi, gioie e tormenti.

 

Gli autori presenti nell’antologia: Luca Martini, Maria Silvia Avanzato, Piergiorgio Pulixi, Luca Raimondi, Barbara Panetta, René Corona, Tiziana Iaccarino, Alessandro Berselli, Sacha Naspini, Elisa Genghini, Gianluca Morozzi, Elisabetta Bagli, Gordiano Lupi, Fabio Mundadori, Francesca Viola Mazzoni, Mara Munerati, Francesco Villari, Patrizia Sorcinelli, Filippo Sorgonà, Fabrizio Carollo, Andrea Guglielmino, Massimo Padua, Andrea Broggi, Tommaso Franco.

 

Barbara Panetta, di origini calabresi, vive a Londra con la sua famiglia. I suoi studi linguistici, la passione per il ballo e la psicoanalisi l’hanno portata a scrivere il suo primo romanzo “Ricordi in movimento”. Ha partecipato a diverse antologie e si è occupata della traduzione di scritti critici specialistici collaborando con i musicisti Quagliarini e Viale.