Il viaggiatore felice di Alfonso De Sio (Marlin Editore, 2016)

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto “non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.

ilviaggiatorefeliceNon è un diario di viaggio come gli altri perché non ci sono scansioni temporali né descrizioni dettagliate delle bellezze artistiche e naturali dei luoghi visitati. Il viaggiatore felice di Alfonso De Sio è piuttosto la narrazione intima e autentica delle relazioni umane instaurate dal protagonista del libro che rievoca, in età avanzata, le sue numerose peregrinazioni in giro per il mondo, compiute dalla giovinezza alla maturità.

Del periodo universitario, emblematici i racconti dei primi viaggi in autostop nel secondo dopo guerra.

“A quei tempi il viaggio in autostop in Europa era una pratica consueta, perché più semplice e perché probabilmente garantiva una maggiore circolazione di giovani di ogni nazionalità. Faceva eccezione l’Italia, dove era quasi completamente sconosciuto. In Inghilterra, invece, questo sistema aveva raggiunto un incremento eccezionale, come avevo già sperimentato arrivando a Londra da Dover e come, a dire il vero, mi era stato già spiegato dai compagni degli alberghi della gioventù”.

Il viaggiatore felice è un avvocato salernitano che ha dedicato buona parte della propria esistenza ai viaggi in solitaria e in compagnia di sua moglie, attraverso tutti i continenti. E in quasi tutti i Paesi del mondo riconosce sinceramente di aver riscontrato la stessa disponibilità, la stessa collaborazione, e lo stesso senso di fratellanza verso lo straniero. Nel suo anelito di conoscenza dell’animo umano, che è la vera ragione del viaggio, ribadisce più volte di aver sperimentato la gentilezza delle persone, sorrisi e consigli amichevoli da parte degli abitanti dei luoghi visitati.

Una sorta di Candido volterriano al contrario o un moderno Pangloss:  nel libro di Voltaire alle tremende sventure subite da Candido si contrappone l’ottimismo a oltranza del filosofo Pangloss, irrimediabilmente convinto che viviamo nel migliore dei mondi possibili.

Per De Sio viaggiare ha sempre significato un’opportunità di incontro con l’altro, di apprezzamento della diversità culturale e condivisione di sentimenti.

Viaggiare è ritrovare quello che gli antichi grevi chiamavano àgape , ovvero quell’affetto che lega un essere umano a un altro, a qualunque latitudine. Così ogni volta che si parte, si inizia un doppio cammino, uno reale, fisico, l’altro simbolico, introspettivo: scopriamo nuove terre e, nel medesimo istante, noi stessi.

La tesi del libro potrebbe apparire alquanto ingenua e semplicistica, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti storico-politici che riguardano l’Europa e non solo, come lo stesso autore riconosce. Ma, nonostante tutto, rincuora profondamente il fatto che ci sia qualcuno che crede ancora sia possibile costruire un mondo di pace.

 

Alfonso De Sio

Alfonso De Sio, nato a Cava de’ Tirreni nel 1928, si è laureato in Giurisprudenza nel 1950 e in Scienze politiche due anni dopo. In seguito ha conseguito il diploma per l’insegnamento di Diritto, economia e scienze finanziarie presso l’Istituto Nazionale Kirner. Ha frequentato per due anni l’Istituto Orientale di Napoli, dove ha studiato Lingua e Letteratura cinese. Avvocato dell’INPS, ha raggiunto il 1° grado di Coordinatore Generale responsabile per la Campania, presso la sede regionale di Napoli. La passione per le lingue gli ha fatto studiare ed apprendere il francese, il tedesco, l’inglese e, abbastanza per comunicare, l’arabo, il russo e il cinese. Esercita tuttora, anche se in maniera ridotta, la professione di avvocato. Dall’Ordine Professionale della Provincia di Salerno nel 2014 gli è stata conferita la medaglia d’oro per i 50 anni di attività.

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