“Tú que caminas esta noche” (“Tu che cammini stasera”) di Rafael Cadenas

 

donna

 

Tú que caminas esta noche en la soledad de la calle, 
vas llena de besos que no has dado.
Del amor ignoras la escritura prodigiosa.
Aunque no me conoces, en mi cuerpo tiembla el mismo 
mar que en tus venas danza. 
Recibe mis ojos milenarios, mi cuerpo repetido, el susurro 
de mi arena.

 

Tu che cammini stasera nella strada deserta, vai piena dei baci non dati.
Ignori la scrittura prodigiosa dell’amore.
Anche se non mi conosci, nel mio cuore trema lo stesso mare che danza nelle tue vene.
Prendi i miei occhi millenari, il mio corpo ripetuto, il sussurro della mia spiaggia.

(da “Una isla”, 1958; traduzione di Giulia Saraceni in “Un’isola e altre poesie”, 2007 )

 

Rafael Cadenas ( Barquisimeto, Lara, 8 aprile 1930 ) è un poeta venezuelano, saggista e professore universitario. Ha fatto parte del gruppo “Tavola rotonda ” all’inizio degli anni ’60. Nel 1985 ha ricevuto il premio nazionale per la letteratura del Venezuela e nel 2009 il premio FIL per la letteratura in lingue romanze, a Guadalajara, in Messico. Notevole anche la sua attività di traduttore di autori come Whitman, Pessoa, Kavafis e altri.

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Del flâneur. Breve bibliografia

La parola flâneur deriva dal verbo francese flâner che significa «gironzolare», «perdere il proprio tempo».

Il flâneur, figura letteraria introdotta nell’Ottocento da Luis Huart, Auguste Delacroix e soprattutto da Charles Baudelaire, il poeta moderno per eccellenza, è il gentiluomo che vaga con passo lento e senza meta per le vie della grande città. Con occhi nuovi e grande curiosità osserva attentamente il mutamento che la modernizzazione ha determinato. Qui di seguito un breve bibliografia che potrà e dovrà essere integrata con altri saggi e libri di narrativa.

 

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La passeggiata di Robert Walser, Adelphi edizioni. Traduzione di Emilio Castellani

Racconto di straordinaria altezza poetica scritto nel 1917, La passeggiata è la raffigurazione/trasfigurazione di una giornata di vagabondaggio del passeggiatore Walser che guida il lettore lungo uno straordinario cammino costellato di incontri casuali, inconsueti e sorprendenti. Da segnalare il finale del libro, considerato uno dei più poetici explicit della letteratura del Novecento: “Ho raccolto fiori solo per deporli sulla mia infelicità? mi domandai, e il mazzolino mi cadde di mano. M’ero alzato per ritornare a casa: era già tardi, e tutto si era fatto buio”. Un testo fondamentale.

 

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Il flâneur. Viaggio al cuore della modernità di Alberto Castoldi, Bruno Mondadori editore, 2013.

Attraverso le opere e il pensiero degli intellettuali che hanno rappresentato il modo di vivere del flâneur (da Benjamin a Baudelaire, da Kafka a Simenon, da Virginia Woolf a Cormac Mccarthy), l’autore esplora le caratteristiche di questa misteriosa figura che ha popolato romanzi, poesie, arti figurative, cinema e fotografia. Si tratta di un “vero e proprio viaggio al cuore della modernità”.

 

 

carreraLa  flâneurie. Del camminare come metodo di Letizia Carrera, Progedit, 2018 

Il volume analizza l’evoluzione di questa figura che con il tempo muterà i propri lineamenti; la flâneurie si avvierà a diventare un vero e proprio metodo sociologico di analisi della città. Da semplice esteta, il flâneur diverrà una figura più complessa che assomma in sé i tratti dell’archeologo, del collezionista, del giornalista. Nella seconda parte del libro, interessanti riflessioni sull’esperienza del camminare nelle città di oggi in preda alla crisi economica e quindi più soggette alle trasformazioni.

 

Lo sguardo del flâneur di Ulf Peter Hallberg, Iperborea, 2002. Traduzione dallo svedese e postfazione di Massimo Ciaravolo

Nel suo peculiare genere ibrido, tra romanzo, saggio, descrizione di viaggio e reportage, il libro racconta di uno scrittore che come un moderno flâneur si mette in viaggio per andare a incontrare colleghi nelle rispettive città di residenza e confrontarsi con loro sul senso della vita e della scrittura. Un libro che offre molti spunti di riflessione e approfondimento.

 

 

 

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Flâneur, l’arte di vagabondare per Parigi di Federico Castigliano (Create Space 2017)

La particolarità di questo libro consiste nel sovrapporre informazioni storiche e letterarie con la scrittura romanzesca, anzi autobiografica. Il lettore vi può trovare informazioni su personaggi, autori e artisti che hanno vagato per le vie di Parigi e l’esperienza di fedele camminatore dello stesso autore, nonché racconti di avventure urbane, affascinanti promenade nelle vie della tentacolare capitale francese. Consigliato a chi ama la ville lumière e a chi vuole visitare questa città osservandola da un punto di vista diverso da quello a cui siamo abituati, ma anche agli estimatori (e sono tanti) del poeta francese Charles Baudelaire, il padre di tutti i flâneur.

 

 

 

 

 

 

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Castellibro, due giorni di incontri con autori e libri nelle crete senesi

Continua il mio viaggio lungo la nostra penisola alla ricerca di piccole ma interessanti iniziate dedicate al libro e alla promozione della lettura. L’Italia è ricca di centri minori che negli ultimi tempi stanno cercando sempre più di diffondere l’amore per la cultura e la conoscenza. E la Toscana è una delle regioni protagoniste.
A Castelmuzio, una frazione di Trequanda, nello splendido scenario delle crete senesi, il prossimo weekend  (16 e 17 giugno) si terrà una due giorni dedicata agli incontri con autori, ma anche allo scambio e la vendita di libri nuovi e usati. Si chiama Castellibro, la rassegna organizzata dall’Associazione Borgo Salotto e arrivata quest’anno alla seconda edizione.
Tra gli scrittori invitati a partecipare, ci saranno i fiorentini Marco VichiLeonardo Gori e Paolo Ciampi.
I visitatori avranno anche la possibilità di scambiare libri e acquistarne altri nelle bancarelle.  Sono previsti anche incontri dedicati ai bambini, corsi di calligrafia, piccoli stand gastronomici con prodotti locali per le vie del paese e tante altre iniziative.

Ecco il programma:

Sabato 16 giugno: Ore 18.30 Il commissario Bordelli incontra il colonnello Arcieri. Saranno presenti gli autori Marco Vichi autore del libro “Nel più bel sogno – una nuova indagine del commissario Bordelli” (edizioni Guanda) e Leonardo Gori, autore del libro “L’ultima scelta – il colonnello Arcieri e l’inverno della guerra fredda” (edizioni TEA). Presenta Riccardo Lorenzetti, interviene Lorenzo Degl’Innocenti.
Ore 20.00 “I figli dei fiori”  Cena a tema per le vie del Borgo: con la partecipazione di “Bordelli e Arcieri camerieri di eccezione”. Accompagnamento musicale di Davide Ferraro.

Domenica 17 giugno
Ore 8.30 “Il sentiero delle visioni”, passeggiata di circa 6 km immersi nei panorami incontaminati delle crete senesi per ripercorrere, dopo 70 anni, luoghi magici  accompagnati dalle testimonianze, i racconti e gli episodi narrati da Massimo Marina Cenni.
Ore 11.30 Al rientro dalla passeggiata, all’interno della bellissima chiesa romanica di Santo Stefano a Cennano,  presentazione del libro di Paolo Ciampi, “Il sogno delle mappe” (Ediciclo editore), piccole annotazioni sui viaggi di carta . Con l’autore anche Federico Minghi, blogger.
Ore 16.00 Teatro per bambini con la fiaba teatrale ALE’ CACAORO, Ovvero come imparai a vivere felice e contento. Uno spettacolo con Cecilia Cosci, Daniele Galanti, Mariano Mozzi, GLAM -Gli Asini dei Mercadante. Introduce lo spettacolo Adalinda Gasparini.
Dalle 17,00 alle 19,00, Belvedere: “Due parole  in Salotto” Gli autori del territorio con i ragazzi delle scuole e Riccardo Lorenzetti illustreranno i loro libri e scritti
Ore 18.00 Inaugurazione “Book Crossing” al Belvedere – terrazza panoramica di Castelmuzio.

“Une femme qui passe” di Dino Campana

une passante

Andava. La vita s’apriva
Agli occhi profondi e sereni?
Andava lasciando un mistero
Di sogni avverati ch’è folle sognare per noi
Solenne ed assorto il ritmo del passo
Scandeva il suo sogno
Solenne ritmico assorto
Passò. Di tra il chiasso
Di carri balzanti e tonanti serena è sparita
Il cuore or la segue per una via infinita
Per dove da canto a l’amore fiorisce l’idea
Ma pallido cerchia la vita un lontano orizzonte

La lirica fa parte del Quaderno, che è l’Inedito più cospicuo di Dino Campana essendo costituito da ben quarantatré componimenti, di non facile collocazione cronologica, ma generalmente ritenuti di un periodo antecedente a quello dei Canti Orfici. Il titolo in francese mette immediatamente il lettore sulla traccia: non solo il poeta non ha voluto celare la fonte straniera (il sonetto baudelairiano A une passante), ma l’ha posta addirittura in evidenza, quasi compiacendosene. Campana riproduce della fonte francese il tema della donna transeunte, manifestazione della realtà altra che si fa a misura d’uomo nel décor urbano, a cui è connesso il motivo dello sguardo.

Nei Canti Orfici sono assai frequenti le immagini di fanciulle che vanno e che vengono, di presenze-assenze improvvise, di occhi che si accendono e si spengono che sembrano custodire un sapere superiore, il “segreto della vita”. Ma la passante campaniana per eccellenza, qualificata come tale sin dal titolo, è la protagonista evanescente di Une femme qui passe. Non un volto, non un corpo stanno lì a richiamarci il fatto che probabilmente si tratta di una donna reale, incontrata dal poeta in una via cittadina. Lei è solo uno sguardo pieno di prospettive serene, che sembra voler comunicare il suo segreto, che è quello del mondo. La dissoluzione materiale dell’immagine  avviene nella direzione del puro ritmo: unicamente il suo incedere armonioso da dea ce la suggerisce in un alone di estrema vaghezza. Alla rottura del dolce ritmo dei versi, corrisponde la fine dell’incontro. Testimone di una realtà superiore, platonicamente identificabile nel mondo delle idee “per dove da canto all’amore fiorisce l’idea”, essa si è rivestita della forma sensibile e ha risolto la contraddizione tra cielo e terra, almeno per il tempo in cui si è lasciata contemplare dal poeta. Poi però deve necessariamente allontanarsi dal frastuono della vita e del mondo moderno, perché per natura estranea a tutto questo “Di tra il chiasso/Di carri balzanti e tonanti serena è sparita”. Al poeta non è più concesso di seguirla perché un ostacolo si frappone tra loro “Ma pallido cerchia la vita un lontano orizzonte”. Viene ripristinata, così, l’inconciliabilità tra lo spazio circoscritto del vivere quotidiano e lo spazio sconfinato e sereno della vita assoluta.

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“L’aria ride. In cammino per i boschi di Sibilla e Dino” di Paolo Ciampi ed Elisabetta Mari (Aska Edizioni, 2017)

Così conosco una musica dolce nel mio ricordo senza ricordarmene neppure una nota: so che si chiama la partenza o il ritorno.

l'aria ride

L’aria ride. In cammino per i boschi di Sibilla e Dino di Paolo Ciampi ed Elisabetta Mari, edito da  Aska Edizioni è un libro caratteristico della narrativa di questo terzo millennio. Come molti altri, e mi è già capitato di parlarne, si sottrae alla codifica di un genere letterario preciso. Un po’ diario di viaggio, un po’ guida di trekking letterario. Ma non solo. E’ presente anche una connotazione poetica del testo narrativo. E poi ci sono numerosi montaggi di passaggi biografici e letterari. Per non parlare del fatto che l’agile volume si divide in due parti scritte da due autori diversi, appunto il giornalista e scrittore Paolo Ciampi e la scrittrice e storyteller Elisabetta Mari. Del resto, spesso i migliori libri sono quelli che sfuggono a ogni definizione.

Nella prima parte, Ciampi si mette sulle tracce fisiche e poetiche di Campana. E come un novello poeta viandante, ripercorre i luoghi che frequentò il poeta di Marradi, a partire da Barco dove avvenne l’incontro con l’amata-odiata Sibilla Aleramo  e soprattutto il monte francescano della Verna dove Campana ascese nel settembre 1910. Ma il percorso non è solo fisico; è anche e soprattutto poetico, letterario. Ciampi attraversa i versi di Campana come le valli e i monti che lo videro protagonista, mettendosi in rispettoso ascolto della sua voce e prendendone contemporaneamente le distanze.

Nella seconda parte, Elisabetta Mari racconta storie e leggende dei luoghi in cui Dino Campana e Sibilla Aleramo consumarono la loro tormentata relazione e ci fa conoscere un uomo meno noto del poeta ma che visse “campaniamente” la sua avventura su questa terra, Primo Vanni.

A corredo del libro, utili informazioni pratiche per mettersi davvero in viaggio verso questi luoghi straordinari e accompagnare il cammino con alcuni libri da portare con sé.

A me interessa soffermarmi sulla prima parte, quella dedicata al poeta delle partenze e dei ritorni, pur non essendo il libro un saggio letterario.

Paolo Ciampi dice “basta davvero con la storia del poeta maledetto, del genio incompreso, dell’artista folle. Basta”. E in effetti, non se ne può più dello stereotipo dell’artista pazzo che vive solo di trasgressioni. Dino Campana è un poeta nomade, un viandante solitario per il quale “la vita errabonda non è stato un pericolo, piuttosto una possibilità di salvezza. Più dello stesso amore per Sibilla”. Dino e i suoi sentieri, i suoi boschi, le sue montagne. Ma non solo. A ogni ritorno nelle proprie terre, corrisponde una partenza, il distacco da ciò che è noto. A Dino, così come lo chiama affettuosamente l’autore, forse a un certo punto non bastarono più le sue montagne.

Dino, mi sa, in questo era come Arthur Rimbaud: attratto dalla distanza e dal movimento. Poeta dei monti, di questi monti, ma ancor di più poeta nomade. In ogni caso pronto a giocarsi la vita in un altro continente. 

E vai a sapere se in America c’è mai stato davvero, se è stata esperienza reale come per Arthur Rimbaud l’Africa. Ci sono anche viaggi desiderati, sognati, inseguiti sui libri, trasformati in voli di parole: e non sono da meno degli altri viaggi.

Dino, si dice, in America fa tutti i mestieri. Torna con l’aria del marinaio bello e allegro e non si ferma. Raggiunge Odessa, visita Bruxelles, sosta a Parigi. In ogni caso un giorno scriverà i versi di Viaggio a Montevideo, Pampa, Passeggiata in tram in America e ritorno.

Ha comunque fame di mondo. Partire non è meno importante di scrivere.

Il cammino e la poesia, i passi e le parole, lo spazio fisico e lo spazio poetico. L’autore si sofferma proprio sulla connessione tra questi due elementi, che è particolarmente forte in Campana. Parole e passi del poeta di Marradi sono al centro del libro di Giovanni Cenacchi I monti orfici di Dino Campana. Un saggio, dieci passeggiate (Polistampa, 2006), testo che ha contribuito  a spingere Ciampi a intraprendere questo cammino sulle tracce del poeta. Per Cenacchi, leggere l’autore dei Canti Orfici dopo averne ripercorso i sentieri, i boschi e le montagne, ammirato lo stesso paesaggio, significa avvicinarsi maggiormente al suo ideale poetico. Non si può davvero conoscere Dino Campana senza condividerne l’esperienza. L’autore del nostro libro sembra far sua questa tesi,  secondo cui i Canti Orfici non nascono da un poeta pazzo e sofferente  ma da un “poeta solitario” che è riuscito nella difficile opera di “rendere la natura con la parola scritta”. “Camminare è un modo per conoscere Dino  Campana assomigliandogli”, diceva Cenacchi.

Bello l’utilizzo di questo breve verso (forse non tra i più conosciuti) “l’aria ride” posto come titolo del libro: si tratta di un emistichio tratto dalla poesia Immagini del viaggio e della montagna che evidenzia come la poesia di Campana sia fatta non solo di notturni e ombre, ma anche e soprattutto di luce e colore.

L’aria ride è un libro appassionato e appassionante pieno di amore, poesia (nel viaggio, Ciampi non è solo, è accompagnato dalle voci di molti altri poeti) e bellezza.

 

Paolo Ciampi, giornalista e scrittore fiorentino, è stato redattore e corrispondente di diversi quotidiani. È direttore dell’agenzia di informazione della Regione Toscana. Si divide tra la passione per la letteratura di viaggio e i personaggi storici dimenticati. È autore di più di venti libri, con diversi riconoscimenti nazionali. Ha due blog, ilibrisonoviaggi.blogspot.it e passieparole.blog

Elisabetta Mari,  scrittrice e storyteller, scrive monologhi teatrali di attualità, narra storie ascoltate dalla vita della gente. Porta in scena la poesia, quella dei poeti e quella dei luoghi, con spettacoli del genere teatro-natura realizzati sul posto.

XIX Concorso nazionale di poesia e narrativa “Guido Gozzano” in Terzo (AL), edizione 2018

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XIX CONCORSO NAZIONALE DI POESIA E NARRATIVA

GUIDO GOZZANO” IN TERZO (AL) – EDIZIONE 2018 –

 

L’Associazione Culturale “Concorso Guido Gozzano” e la Biblioteca di Poesia di Terzo organizzano, in collaborazione con il Comune di Terzo, la XIX edizione del Concorso nazionale di poesia e narrativa “Guido Gozzano” ed in collaborazione con la Biblioteca Civica e il Comune di Monastero Bormida la seconda edizione del Premio “Augusto Monti” per opere di ambito ligure e piemontese.

REGOLAMENTO

Il concorso “Guido Gozzano” si divide in quattro sezioni:

Sezione A – libro edito di poesie in italiano o in dialetto (con traduzione) pubblicato a partire dal 2013. Può essere inviato un solo libro di poesie per Autore, in quattro copie di cui una verrà catalogata e conservata presso la Biblioteca di Poesia di Terzo. Saranno escluse le antologie e le opere inviate tramite e-book o files elettronici.

Sezione B – silloge inedita in italiano o in dialetto (con traduzione) senza preclusione di genere. Si possono inviare da un minimo di 7 a un massimo di 12 poesie.

Sezione C– poesia inedita in italiano o in dialetto (con traduzione) senza preclusione di genere con un massimo di tre poesie.

Sezione D – racconto, fiaba o novella inediti in italiano a tema libero (massimo 5 pagine con spaziatura singola e carattere 12 Times New Roman).

Il Premio “Augusto Monti”:

Sezione E – Sezione dedicata ad Augusto Monti .

Verrà premiato il saggio, romanzo o la raccolta di racconti editi, in italiano, pubblicati a partire dal 2013, su storie, leggende, fiabe e tradizioni popolari di ambito ligure e piemontese. I concorrenti dovranno inviare le opere in quattro copie di cui una verrà catalogata e conservata presso la Biblioteca Civica di Monastero Bormida.

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Sono considerate inedite le poesie, i racconti, le fiabe e le novelle, pubblicate su siti web, blog e riviste online.

Possono partecipare i testi premiati o segnalati in altri concorsi letterari mentre non è possibile partecipare con opere già inviate nelle edizioni precedenti ne iscriversi nella medesima sezione in cui si è risultati primi classificati nel 2017.

MODALITA’ DI INVIO

Gli elaborati dovranno essere inviati entro sabato 7 luglio 2018 (fa fede il timbro postale)

Il bando

Per maggiori informazioni, consultare il sito.

She Walks in Beauty (Cammina, lei, nella bellezza) di Georges G. Byron


Theophile Steinlen, Une Femme Qui Passe, 1897

 

She Walks in Beauty, 1813

She walks in beauty, like the night
Of cloudless climes and starry skies;
And all that’s best of dark and bright
Meet in her aspect and her eyes;
Thus mellowed to that tender light
Which heaven to gaudy day denies.

One shade the more, one ray the less,
Had half impaired the nameless grace
Which waves in every raven tress,
Or softly lightens o’er her face;
Where thoughts serenely sweet express,
How pure, how dear their dwelling-place.

And on that cheek, and o’er that brow,
So soft, so calm, yet eloquent,
The smiles that win, the tints that glow,
But tell of days in goodness spent,
A mind at peace with all below,
A heart whose love is innocent!

 

Cammina, lei, nella bellezza

Cammina, lei, nella bellezza, come
la notte a latitudini serene
e sotto cieli trapuntati a stelle;
e tutto il meglio di splendore e buio
s’accorda nel suo aspetto e nei suoi occhi,
fatti sì dolci a quella luce tenera
che il cielo nega al giorno scintillante.

Un’ombra sola in più, di meno un raggio
solo spariglierebbero la grazia
che indicibile disegna onde nere
sopra ogni treccia, o tenuemente illumina
il suo viso, dove i pensieri esprimono
sereni, dolcemente, quanto pura,
quanto amata sia la lor dimora.

E sopra quella gota e quella fronte,
tanto morbide, e calme, ed eloquenti,
il riso suo che avvince, i suoi color
che brillano raccontano di giorni
consunti nel far bene, di una mente
ch’è in pace universale, e del suo cuore,
e del suo amore ch’è tutto innocente!

traduzione di Furio Durando