“D’amore e d’acqua. Viaggi, avventure, passioni dei giovani Georges Simenon e Tigy Simenon” di Maria Gisella Catuogno (Edizioni Il Foglio, 2017)

simenon

 

La cura per ogni cosa è l’acqua salata: sudore, lacrime o il mare.

(Karen Blixen)

E’ sicuramente il libro dell’estate perché dalle sue pagine sembra proprio sprigionarsi il profumo di salsedine, vento e rosmarino in fiore delle numerose isole di cui si parla. Non manca neppure l’ingrediente amoroso imprescindibile in ogni storia dai toni lievi e piacevoli. Eppure dietro al romanzo D’amore e d’acqua di Maria Gisella Catuogno c’è una ricostruzione storica molto ben documentata che porta alla ribalta notizie, luoghi e personaggi spesso molto famosi. A partire dai protagonisti, il celebre Georges Simenon, uno degli scrittori più letti, amati e tradotti in tutto il mondo, e sua moglie, la pittrice Régine detta Tigy Renchon.

L’ultimo libro di Maria Gisella Catuogno, a metà tra realtà e finzione, rilegge i viaggi acquatici (acqua dolce e salata) e le avventure erotico-sentimentali di colui che è conosciuto principalmente come l’ideatore del commissario Maigret.

Lo scrittore era sopraffatto spesso da un desiderio irrefrenabile di essere altrove, di muoversi e viaggiare continuamente. Così quando si trovava a Parigi bramava ardentemente le isole per poi una volta là sognare di tornare a casa. In particolare, la vita sull’acqua per Simenon rappresentava un’ottima via di fuga dall’insofferenza, dalla noia e dalla mancanza di ispirazione letteraria.

La vita sull’acqua lo tranquillizza, lo mette in armonia con il ritmo della natura: il fiume, col suo scorrere lento o impetuoso, col suo nascere zampillo per poi arricchirsi d’affluenti e mirare alla foce, mescolandosi al mare e in esso trovando pace, diventa per lui metafora dell’avventura esistenziale di ogni creatura umana, dalla nascita alla morte. 

 

Irrefrenabile era anche la sua voglia di scrivere, scrivere sempre. E di amare, tanto che pur essendo molto legato a sua moglie sentiva il bisogno di “conoscere” tutte le belle donne che incontrava. Soprattutto, la giovane cameriera Boule con la quale aveva una assidua frequentazione.

L’autrice con grande abilità narrativa riesce a riprodurre ogni sfumatura dell’anima irrequieta dello scrittore, così come il disagio e la sofferenza provati in silenzio dalla moglie Tigy, che pur di non perdere il marito è rassegnata a far finta di non conoscere i suoi continui tradimenti. Di fronte alla eccessiva esuberanza sentimentale dello scrittore, ampiamente documentata, Maria Gisella Catuogno utilizza la chiave dell‘ironia in modo tale che il protagonista finisce per essere quasi “perdonato” dal lettore.

Dopo alcuni soggiorni rigeneranti in alcune isole, tra cui Porquerolles in Costa azzurra, Georges, Tigy e Boule decidono di attraversare da nord a sud i canali e i fiumi di Francia con una piccola imbarcazione, la mitica Ginette. Durante i sei  mesi di navigazione, Simenon ritrova una dimensione più autentica a contatto con la natura e non perde occasione per osservare persone, luoghi, particolari e trovare così spunti interessanti per i suoi romanzi.

Ha visto donne chine sui massi della riva a lavare il bucato, bambini a giocare sulle sponde o a bagnarsi allegramente nelle assolate giornate estive: tutti hanno lasciato in lui una scheggia di memoria, che accantona per farne tesoro al momento giusto, scrivendo.

A volte anche una silhouette appena intravista diventa pretesto d’un romanzo, non lo abbandona finché non vi ha costruito attorno una storia.

Poi, come sempre succede, il ritorno alla città tentacolare e cosmopolita, Parigi, con la solita vita fatta di eccessi, feste e trasgressioni. Ben presto, però, decideranno di tornare a vivere en plein air “ma lo faranno alla grande”. Questa volta navigando verso il Mare del Nord con un’imbarcazione molto più comoda e grande, l’Ostrogoth. 

Al mercato di Liegi, Simenon è attratto dal campionario umano che lo ispira per le sue creazioni. In particolare, la sua creazione per eccellenza. Il celeberrimo commissario Maigret.

La gente interessante che Georges vede la imprime nel suo cervello come una lastra fotografica, poi mnemonicamente la incasella nel fascicolo giusto e la tirerà fuori al momento opportuno.

Per esempio, un signore distinto, corpulento, con un cappotto col colletto di velluto, che si muove tra i banchi con fare sornione, ma attento e puntuale nell’esame delle merci, gustandosi il tabacco dolciastro di una pipa che, oltre se stesso, costringe anche chi gli sta intorno a deliziarsene, potrebbe essere un poliziotto in borghese, magari un commissario cui è stata affidata un’indagine delicata alla ricerca delle prove che inchiodino l’assassino.

… sono così preso dal lavoro perché ho creato un nuovo personaggio, che m’intriga parecchio e da cui non riesco più a staccarmi col pensiero.

Chi è? Di chi si tratta?

E’ un commissario di polizia… fisicamente lo descrivo come un tizio che ho visto al mercato di Liegi, un tipo calmo e razionale che guardava le merci sui banchi con estrema attenzione ma senza lasciarsene coinvolgere, con metodo investigativo insomma… mi è sembrato perfetto per trasformarlo in un uomo di legge.

 

Il viaggio acquatico più significativo è rappresentato dalla crociera di cinque mesi sul Mediterraneo a bordo della goletta a vela, l’Araldo con equipaggio dell’Isola dell’Elba. In quest’occasione, lo scrittore tiene un diario di bordo pubblicato nel 1999 da Le Castor Astral con il titolo La Méditerranée en goélette. Le tappe del periplo sono Malta, Tunisi, Sicilia e Sardegna, ma soprattutto l’Elba, l'”isola a forma di pesce” e terra natale dell’autrice di questo libro.

 

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Immagine tratta dalla pagina Facebook del libro

 

Ben presto, in lontananza, comincia a assumere le forme consuete, la terra d’origine dell’equipaggio, l”Elba: dall’acqua emergono i colli conosciuti, seppure ancora sfocati dalla lontananza, le riviere ridenti, i borghi che sembrano presepi; e man mano che ci si avvicina , le due note dominanti di colore, il blu scuro del mare ancora sostenuto dal ponente teso e terso, e il verde della macchia mediterranea, che, in certi punti, s’inchina quasi a sfiorare il litorale. Il sole è alto, superbo, la luce accecante.

Sull’isola Simenon si lascia andare a considerazioni morali e filosofiche sulla popolazione elbana che affronta la crisi economica degli anni ’30 con grande dignità e saggezza.

Eppure la loro non è miseria, è povertà sopportata a testa alta e addolcita dalla solidarietà tra parenti e amici. Rifiutano qualsiasi offerta. Lui è commosso e turbato da quell’atteggiamento: capisce di aver sbagliato a insistere e se ne vergogna.

Da segnalare anche il pittoresco episodio, immaginato dall’autrice nel porto del Cavo d’Elba,  che vede Simenon   impegnato in una cena en plein air a bordo dell’Araldo, a base di cacciucco, in compagnia di Filippo Tommaso Marinetti, padre del futurismo e sua moglie Benny.

In quest’ultima parte del libro, un ruolo speciale hanno le isole del Mediterraneo, dopo l’Elba, la Sicilia con i suoi miti omerici, poi Malta “centro di scambio e rifugio di moltissime popolazioni” e la Sardegna, in particolare l’isoletta di San Pietro.

Bel libro di viaggi a cui non manca proprio nulla perché accattivante, ma ricco anche di riflessioni storiche e filosofiche, con una scrittura scorrevole e agile. Per il lettore risulta molto facile appassionarsi alle vicende e alle peregrinazioni dei coniugi Simenon in giro per il mondo. E’ un romanzo che coinvolge molto anche dal punto di vista emotivo, tanto che una volta finito non vediamo l’ora di ricominciare a leggerlo.

 

Maria Gisella Catuogno è nata all’Isola d’Elba dove vive e insegna Italiano e Storia. I suoi primi lavori sono stati la raccolta di poesie Parole per amore (Libroitaliano) e Il mio Cavo tra immagini e memoria (Nidiaci), dedicato al suo paese natale. Successivamente sono usciti Mare, more e colibrì (Liberodiscrivere), e Brezza di mare (Ibiskos-Ulivieri). La raccolta di racconti Riviere e di poesie Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni sono stati editi da Onirica. Ha partecipato a esperienze di scrittura collettiva con Il volo dello struffello (Liberodiscrivere), Malta femmina (Zona) e In territorio nemico (Minimum Fax). Nel dicembre 2016 è stato edito per Il Foglio Letterario il romanzo storico Passioni ispirato all’eroina risorgimentale Cristina Trivulzio di Belgioioso. E’ presente nei blog letterari Liberodiscrivere e Viadellebelledonne e collabora a riviste e testate giornalistiche locali.

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Il viaggiatore felice di Alfonso De Sio (Marlin Editore, 2016)

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto “non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.

ilviaggiatorefeliceNon è un diario di viaggio come gli altri perché non ci sono scansioni temporali né descrizioni dettagliate delle bellezze artistiche e naturali dei luoghi visitati. Il viaggiatore felice di Alfonso De Sio è piuttosto la narrazione intima e autentica delle relazioni umane instaurate dal protagonista del libro che rievoca, in età avanzata, le sue numerose peregrinazioni in giro per il mondo, compiute dalla giovinezza alla maturità.

Del periodo universitario, emblematici i racconti dei primi viaggi in autostop nel secondo dopo guerra.

“A quei tempi il viaggio in autostop in Europa era una pratica consueta, perché più semplice e perché probabilmente garantiva una maggiore circolazione di giovani di ogni nazionalità. Faceva eccezione l’Italia, dove era quasi completamente sconosciuto. In Inghilterra, invece, questo sistema aveva raggiunto un incremento eccezionale, come avevo già sperimentato arrivando a Londra da Dover e come, a dire il vero, mi era stato già spiegato dai compagni degli alberghi della gioventù”.

Il viaggiatore felice è un avvocato salernitano che ha dedicato buona parte della propria esistenza ai viaggi in solitaria e in compagnia di sua moglie, attraverso tutti i continenti. E in quasi tutti i Paesi del mondo riconosce sinceramente di aver riscontrato la stessa disponibilità, la stessa collaborazione, e lo stesso senso di fratellanza verso lo straniero. Nel suo anelito di conoscenza dell’animo umano, che è la vera ragione del viaggio, ribadisce più volte di aver sperimentato la gentilezza delle persone, sorrisi e consigli amichevoli da parte degli abitanti dei luoghi visitati.

Una sorta di Candido volterriano al contrario o un moderno Pangloss:  nel libro di Voltaire alle tremende sventure subite da Candido si contrappone l’ottimismo a oltranza del filosofo Pangloss, irrimediabilmente convinto che viviamo nel migliore dei mondi possibili.

Per De Sio viaggiare ha sempre significato un’opportunità di incontro con l’altro, di apprezzamento della diversità culturale e condivisione di sentimenti.

Viaggiare è ritrovare quello che gli antichi grevi chiamavano àgape , ovvero quell’affetto che lega un essere umano a un altro, a qualunque latitudine. Così ogni volta che si parte, si inizia un doppio cammino, uno reale, fisico, l’altro simbolico, introspettivo: scopriamo nuove terre e, nel medesimo istante, noi stessi.

La tesi del libro potrebbe apparire alquanto ingenua e semplicistica, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti storico-politici che riguardano l’Europa e non solo, come lo stesso autore riconosce. Ma, nonostante tutto, rincuora profondamente il fatto che ci sia qualcuno che crede ancora sia possibile costruire un mondo di pace.

 

Alfonso De Sio

Alfonso De Sio, nato a Cava de’ Tirreni nel 1928, si è laureato in Giurisprudenza nel 1950 e in Scienze politiche due anni dopo. In seguito ha conseguito il diploma per l’insegnamento di Diritto, economia e scienze finanziarie presso l’Istituto Nazionale Kirner. Ha frequentato per due anni l’Istituto Orientale di Napoli, dove ha studiato Lingua e Letteratura cinese. Avvocato dell’INPS, ha raggiunto il 1° grado di Coordinatore Generale responsabile per la Campania, presso la sede regionale di Napoli. La passione per le lingue gli ha fatto studiare ed apprendere il francese, il tedesco, l’inglese e, abbastanza per comunicare, l’arabo, il russo e il cinese. Esercita tuttora, anche se in maniera ridotta, la professione di avvocato. Dall’Ordine Professionale della Provincia di Salerno nel 2014 gli è stata conferita la medaglia d’oro per i 50 anni di attività.

“Controvento – Storie e viaggi che cambiano la vita” di Federico Pace (Einaudi, 2017)

Il ritorno dell’estate. La brezza e le curve inattese. La sensazione che possa accadere di nuovo qualcosa. L’inspiegabile convinzione che il misterioso meccanismo del tempo, con tutti i suoi avvenimenti, possa rimettersi in moto davvero, lasciandoci intravedere qualcosa: una piazza, un volto, una persona. Qualcosa che prima non si era veduto e che, nel torpore dell’inverno, si era smesso di immaginare e desiderare.

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Immagine tratta da Twitter di Federico Pace

Controvento – Storie e viaggi che cambiano la vita di Federico Pace è uno dei libri più letti quest’estate. Si tratta di ventisette brevi racconti biografici con licenza poetica dedicati ad altrettanti esponenti del mondo della cultura europea e non.

Il libro di Federico Pace, intenso e complesso, racconta i viaggi che hanno segnato in maniera indelebile l’esistenza di artisti, musicisti, scrittori, architetti e scienziati. Tanti brevi o lunghi viaggi (in auto, treno, nave, aereo) che hanno determinato una lacerazione o un ricongiungimento, creato un’amicizia o decretato la fine di un amore. Dall’abbandono della grigia civiltà di Paul Gauguin che parte alla volta di Tahiti alla traversata oceanica di Albert Einstein in fuga dalla follia nazista, dal viaggio di David Bowie sulla transiberiana al cammino di Vincent Van Gaugh alla ricerca del pittore Jules Breton.

 

Per citare solo alcuni dei nomi più famosi; ma ve ne sono altri sicuramente meno noti al grande pubblico. Le storie che hanno per protagonisti questi ultimi personaggi hanno il merito di recuperare figure importanti della nostra cultura cadute – ahimé – nell’oblio. Come la scrittrice Anna Maria Ortese di cui viene narrato il viaggio di ritorno a Napoli dopo l’infanzia trascorsa in Africa.

La scrittura, che procede per ellissi, rallentamenti e accelerazioni, richiede una certa dose di concentrazione, ma occorre stare al gioco se vogliamo provare più gusto alla fine nella lettura.

Dalle biografie un po’ romanzate di Federico Pace emerge la vera dimensione del viaggio: non significa solo andare alla scoperta di nuovi luoghi più o meno vicini, ma metterci alla prova e recuperare la vera dimensione di noi stessi, fare in modo che le cose importanti della vita comincino ad accadere.

Libro stimolante e sorprendente. Per lettori dal “palato fine, molto fine”.

 

Federico Pace è nato nel 1967 a Roma, dove vive. Scrittore e giornalista, da vent’anni lavora per il Gruppo Espresso. Ha pubblicato Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza (Einaudi 2008) e La libertà viaggia in treno (Laterza 2016).

 

 

 

 

 

 

 

Imperdibili ma brevi

Hemingway diceva:

Se un prosatore sa bene di che cosa sta scrivendo, può omettere le cose che sa, e il lettore, se lo scrittore scrive con abbastanza verità, può avere la sensazione di esse con la stessa forza che se lo scrittore le avesse descritte.

 

Ci sono libri che sanno concentrare in poche pagine storie avvincenti e stimolare nuove riflessioni. Si leggono in uno o due giorni senza dover rinunciare alla qualità nel contenuto e nella forma.  Ve ne indico tre tra i più noti.

Sono tutti libri imperdibili, ma brevi.

 

storinaUna storia semplice di Leonardo Sciascia

Con le sue 66 pagine è indubbiamente il romanzo più breve di Sciascia. La storia dalle tinte gialle con la mafia e la droga sullo sfondo, a dispetto del titolo, è complicata, complicatissima. Di semplice, c’è probabilmente lo stile, fluido e colloquiale, sebbene talvolta necessiti di maggior attenzione per essere seguito.

Una volta terminato di leggerlo, ne avrete subito nostalgia. Romanzo perfetto.

https://ladonnacheleggevatroppo.wordpress.com/2016/04/20/una-storia-semplice-di-leonardo-sciascia-piccola-biblioteca-adelphi-2003/

 

CandidokjpgCandido di Voltaire

Scritto nel XVIII secolo, è un libriccino ironico e divertentissimo che risulta sempre attuale, nonostante sia molto datato. Le rocambolesche peregrinazioni in giro per il mondo di un giovane ingenuo permettono all’autore di disquisire di filosofia e di criticare le tesi leibziane sull’ottimismo.

Piccolo gioiello letterario e filosofico che leggerete tutto d’un fiato.

 

 

 

il vecchio e il mareIl vecchio e il mare di Ernest Hemingway

Libro che non ha bisogno di presentazioni e uno dei più conosciuti di Hemingway. Trama scarna ed essenziale con pochi personaggi: il vecchio, il ragazzo e il marlin. I tre metteranno in scena, in maniera magistrale, la lotta eterna per l’esistenza. Grazie a questo libro Hemingway ricevette il premio Pulitzer nel 1953 e il premio Nobel nel 1954.

Da tenere sul comodino e rileggere ogni estate.

Tre nuovi saggi in libreria

E chi l’ha detto che la saggistica non può andar bene per le letture estive?

I tre libri che vi propongo, molto diversi tra loro e di elevata qualità letteraria,  sapranno allietare le giornate più calde di una vacanza al mare o in montagna, o di una semplice permanenza in città. Sono tutti interessanti e coltissimi, ma allo stesso tempo di piacevole e stimolante lettura. Il destinatario ideale è un lettore appassionato, curioso verso tutte le arti e aperto ad approfondire i problemi dell’io, oltreché della letteratura.

 

fedeFederigo Tozzi in Europa – Influssi culturali e convergenze artistiche

a cura di Riccardo Castellana, Ilaria De Seta

Carocci Editore, 2017

Cosa hanno in comune Joyce, Virginia Woolfe, Musil, Kafka e Roth con Federigo Tozzi?

Questo volume fresco di stampa Federigo Tozzi in Europa (Carocci Editore, 2017), attraverso vari contributi, propone un approfondimento sulla cultura di respiro europeo dello scrittore senese e sulle convergenze oggettive, talora sorprendenti, con i grandi autori modernisti: da Joyce a Virginia Woolf, da Musil a Kafka e a Roth.  Il libro raccoglie saggi di Romano Luperini, Matteo Palumbo, Massimiliano Tortora, Riccardo Castellana, Giuseppe Episcopo, Valeria Taddei, Ilaria de Seta, Valeria Merola, Marco Menicacci e Federico Boccaccini.

Consigliato a chi ama la grande letteratura italiana del Novecento e a chi conosce poco l’opera di Federigo Tozzi, autore forse poco apprezzato.

Riccardo Castellana è stato ricercatore di Letteratura italiana all’Università di Siena dal 2006 al 2016 ed è attualmente professore di seconda fascia di Letteratura italiana contemporanea. Dal 2002 a oggi ha insegnato Letteratura italiana, Filologia italiana, Letteratura italiana contemporanea e Teoria della letteratura. La sua attività di ricerca si rivolge prevalentemente alla letteratura del Novecento (Tozzi, Pirandello, Montale), alla filologia d’autore, alla letteratura comparata e a questioni di teoria e storiografia letteraria (Erich Auerbach, René Girard).

Ilaria de Seta attualmente insegna all’Università di Liegi. Le sue ricerche di Letteratura italiana vertono sulla rappresentazione dello spazio nella narrativa italiana otto-novecentesca, con pubblicazioni su Nievo, De Roberto, Pirandello, Tozzi, Svevo e Tomasi di Lampedusa. Borsista all’Istituto Italiano per gli Studi Storici ha intrapreso una ricerca su Giuseppe Antonio Borgese.

cielo.jpgIl cielo nascosto. Grammatica dell’interiorità 

di Antonio Prete

Bollati Boringhieri, 2016

Il volume indaga sull’interiorità come luogo in cui vengono declinate le forme eterne del sentire e sulla sua grammatica. Nell’accezione di Prete, il cielo nascosto è quello spazio-tempo abissale composto da pensieri, passioni e desideri per il quale è stata contemplata e costruita una lingua: e senza attingere a quel lessico non potremmo riconoscere ciò che ci accade dentro. Un libro a metà tra il saggio e il testo narrativo per la sua profondità e la sua forza suggestiva.

Consigliato a chi ama sondare i misteri dell’animo umano e a coloro che già hanno apprezzato l’opera di Antonio Prete. Non rimarranno delusi.

Antonio Prete, docente presso l’Università degli studi di Siena, è un poeta, critico letterario e traduttore. Alcuni associano il suo nome a quello di Giacomo Leopardi, autore a cui ha dedicato diversi volumi nella sua lunga carriera saggistica, tra cui Il pensiero poetante (1980), Il demone dell’analogia (1986), Finitudine e Infinito (1998) , mentre altri invece a quello di Charles Baudelaire: nel 2003 ha concluso la sua traduzione de I fiori del Male, un lavoro durato vent’anni. All’autore di questa raccolta di poesie, Prete ha dedicato, tra gli altri, I fiori di Baudelaire. L’infinito nelle strade (2007).

 

flaneurFlâneur. L’arte di vagabondare per Parigi

di Federico Castigliano

In vendita in formato cartaceo o Kindle su Amazon.it

Libro dedicato ai segreti della flâneurie, la nobile arte di vagabondare senza una meta.

Dopo il successo della prima edizione inglese, il libro è stato completamente rivisto e riprogettato con un nuovo accattivante design. Questa versione contiene due capitoli inediti ed è corredata da foto e da una mappa psicogeografica di Parigi. La particolarità del libro consiste nell’unire riferimenti storici e letterari  con narrazioni romanzesche e autobiografiche. Il lettore, infatti, vi può trovare informazioni su personaggi, autori e artisti che hanno vagato per le vie di Parigi e l’esperienza di fedele camminatore dello stesso autore, nonché racconti di avventure urbane, affascinanti promenade nelle vie della tentacolare capitale francese.

Consigliato a chi ama la ville lumière e a chi vuole visitare questa città osservandola da un punto di vista diverso da quello a cui siamo abituati, ma anche agli estimatori (e sono tanti) del poeta francese Charles Baudelaire, il padre di tutti i flâneur.

Federico Castigliano attualmente insegna all’Università di Studi Internazionali di Pechino, in Cina. I suoi studi si incentrano sul rapporto tra testo letterario e spazi urbani. È autore di saggi e di racconti sul tema del flâneur e della camminata nella città.  Flâneur è il suo primo libro e sovrappone riflessione teorica ed elementi narrativi.

 

 

“L’Ammerikano” di Pietro De Sarlo (Europa Edizioni, 2016)

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Titolo: L’ Ammerikano

Autore: Pietro De Sarlo

Editore: Europa (Edificare universi)

Data di uscita: 22 novembre 2016

Pagine: 204.

 

Il tranquillo scorrere della vita a Monte Saraceno, un piccolo paese dell’Appennino lucano, viene sconvolto dall’arrivo di un uomo dal passato oscuro e inquietante: l’Ammerikano.

 

Wilber Boscom, l’ultimo discendente di una coppia emigrata clandestinamente negli Stati Uniti, ha appena portato a compimento la sua personale e atroce vendetta contro una famiglia mafiosa italo-americana, gli Zambrino, ed è per questo costretto a fuggire per evitare sanguinose ritorsioni. Ma appena l’uomo approda nel piccolo centro all’ombra dei pozzi di petrolio della Val D’Agri, il suo passato si intreccia con la placida realtà del luogo, alterandone inevitabilmente gli equilibri e innescando una sequenza di eventi che vede in Vincenzo, un suo lontano parente, un contraltare perfetto del protagonista.

La fitta trama di questo libro si snoda in modo piacevole, alternando tragedia e commedia, noir e rosa, ma tenendo sempre alto il livello emotivo della narrazione, e ciò che scorre sotto la superficie del romanzo, condotto con uno stile avvincente e al contempo ironico, è una sovrapposizione di strati splendidamente contrastanti, dove finanza e traffici internazionali si mischiano alle tradizioni e ai vizi di un’Italia che non c’è più. Che crediamo non ci sia più…

 

Nota biografica di Pietro De Sarlo

Pietro De Sarlo, ingegnere di origini lucane, ha maturato importanti esperienze manageriali in gruppi di rilievo quali ENI, Fininvest, Cofide, Allianz, Poste Italiane, Banca Intesa.

Appassionato di vela, sci e moto considera l’impegno civile un dovere.

Opinionista su numerose testate giornalistiche on line tra cui Basilicata24, Scenari Economici e Il giornale Lucano.

Fondatore dell’Associazione Pinguini Lucani, ha pubblicato nel 2010 il saggio Si può fare!, un libro sull’emergenza economica e ambientale derivante dalle estrazioni petrolifere e sulla possibilità di sviluppo economico e sociale della Lucania.

Nel 2016, con la casa editrice Europa Edizioni, ha pubblicato L’ Ammerikano.

“Venezia come piace a me. Una guida per perdersi” di France Thierard (Elzeviro, 2015)

 

Smarrirsi è l’unico posto in cui valga la pena di andare (Tiziano Scarpa, Venezia è un pesce)

VENEZIA-LIBRO

 

L’universo femminile è un caleidoscopio di figure tutte diverse  tra loro, ricco di colori e sfumature contrastanti. Non esiste una donna uguale a un’altra, così come una donna non è mai la stessa nell’arco di un’unica giornata.

Allo stesso modo non esiste un’unica tipologia di viaggiatrice. Lo sa bene France Thierard, instancabile giramondo e designer di gioielli, che ha creato una collana di guide dedicate alle città d’arte sull’acqua più belle al mondo. Venezia come piace a me è il primo titolo di questa originale collana editoriale tradotta nelle principali lingue, tra cui appunto l’italiano.

Con questo libro, l’autrice francese ci presenta una visione tutta al femminile della città lagunare articolata in quattro punti di vista diversi che corrispondono a quattro profili:

 

  • LA SOGNATRICE
  • L’ELEGANTE
  • L’AVVENTUROSA
  • L’ERUDITA

 

Ognuna di queste tipologie propone ma soprattutto suggerisce spunti e percorsi che riflettono i desideri e le caratteristiche del profilo.

La sognatrice è la più fantasiosa e poetica; seguendo le sue indicazioni è possibile scoprire gli scorci più suggestivi della città ed entrare in contatto con la sua intima essenza.

La sognatrice vive l’istante , filosofeggia con un gabbiano e respira Venezia impregnandosi ora del suo chiasso, ora del suo silenzio.

L’elegante ci accompagna  nelle più prestigiose botteghe artigianali, alle “grandes soirées” del Teatro della Fenice e ci fa vivere tutta la magia del Carnevale veneziano. Senza dimenticare la Biennale e la mostra del Cinema.

L’elegante rientra la sera in motoscafo, nella grazia e disinvoltura del vero lusso.

L’avventurosa è alla ricerca continua degli angoli più nascosti della città alla scoperta di giardini segreti o palazzi abitati da fantasmi.

L’avventurosa, nelle sere di blu notte, erra nel dedalo delle calli e dei canali per immergersi nel mistero di Venezia.

L’erudita soddisfa i desideri del sapere  invitando a visitare un museo o una mostra temporanea, le biblioteche dei monasteri o gli archivi delle fondazioni più prestigiose.

L’erudita sempre alla ricerca di rare bellezze, scova l’eccezione tra i tesori artistici di Venezia.

La lettrice sognatrice può scegliere il profilo in cui si riconosce maggiormente e costruirsi in  base a questo il proprio percorso o addirittura sentirsi ora sognatrice ora elegante, ma anche avventurosa ed erudita a seconda del momento e sperimentare tutti e quattro i punti di vista. Ad aiutarla nella sua scelta, oltre al sommario generale, i sommari specifici per ogni categoria.

Venezia come piace a me è molto di più di una semplice guida (tanti siti e letture consigliate e in fondo al libro anche una vera e propria miniera di indirizzi utilissimi), è uno sguardo poetico, un libro di viaggio, leggermente sensuale, dove si parla di luoghi dell’anima, fonti di grandissima ispirazione.

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La sognatrice

A corredo del libro, i bellissimi acquerelli di Aurore de la Morinerie con i tratti eleganti e onirici delle sue silhouette.

Io ho scelto di essere come la sognatrice. E voi?

 

France Thierard ha studiato all’École du Louvre; successivamente ha conseguito un master in Gestione dei Beni Culturali. Gemmologa, vive tra Venezia e Parigi creando originali collezioni di gioielli che si ispirano spesso alla città lagunare

 

 

“Quando passava” di Giorgio Caproni

donna che cammina sul mare

 

Quando passava

Livorno, quando lei passava,
d’aria e di barche odorava.
Che voglia di lavorare
nasceva, al suo ancheggiare!

Sull’uscio dello Sbolci,
un giovane dagli occhi rossi
restava col bicchiere
in mano, smesso di bere.

(da Il seme del piangere)

Ancora una volta ci troviamo di fronte al tema poetico apparentemente molto semplice, ma di grande suggestione della donna che passa (è la passante baudelairiana in versione moderna e più prosaica)  e nel muoversi produce una sorta d’incanto in chi la guarda. In questo caso specifico, tra la figura femminile e l’io poetico esiste un intermediario, un giovane avventore di osteria, il quale nonostante i fumi dell’alcool resta meravigliato alla vista dell’ancheggiare della donna che gli è passata davanti. Si tratta della madre del poeta e per questo, molto probabilmente, il poeta ha utilizzato la tecnica dell’allontanamento del narratore per evitare di dare adito ad ambiguità.

In questo testo come nella maggioranza dei brani letterari incentrati sul motivo della donna che cammina, o meglio passa, non vi è la descrizione della bellezza esteriore femminile e malgrado ciò il lettore ha la chiara sensazione di assistere alla manifestazione dell’idea della bellezza. L’apparizione femminile di Caproni è però meno fugace di altre (vi ricordate la femme qui passe di Dino Campanasolenne ed assorto il ritmo del passo/scandeva il suo sogno/solenne ritmico assorto/passò e soprattutto quella di Charles Baudelaire? Une femme passa): il verbo passare, che denota una maggiore rapidità del movimento rispetto al più neutro camminare,  è utilizzato dal nostro poeta all’imperfetto, tempo che indica appunto un’azione non finita. Quando lei passava prolunga la durata del movimento in atto.

Oltre al movimento, l’altro motivo che caratterizza questo tipo di componimenti è lo sguardo: abbiamo parlato dello sguardo del ragazzo al posto di quello del poeta. Ma c’è da sottolineare anche che la donna di Caproni non guarda mentre cammina.

E poi c’è l’ambientazione: il riferimento spaziale è molto netto e preciso; si tratta della Livorno mercantile, “fine e popolare”, elegante nella sua semplicità. Come la stessa figura femminile che è, per citare altri versi del poeta, una donna di marine/donna che apre riviere.

“Di fiato, d’amore e vento” di Pasquale Capraro (Cinquemarzo, 2016)

“E’ il caso a indurci a fare determinate scelte o siamo noi che ci limitiamo  semplicemente a seguire ciò che il destino ha già tracciato per ciascuno?”

Il libro “Di fiato, d’amore e vento” di Pasquale Capraro  è caratteristico della narrativa del terzo millennio perché si sottrae a un genere letterario preciso. Tanti sono, infatti, gli “ingredienti” inclusi in questa “pietanza letteraria” che si propone di soddisfare varie tipologie di lettore.  La storia inizia quasi lentamente con un giallo ambientato nel mondo della  comunicazione e del giornalismo per poi intrecciarsi con il genere sentimentale.  A un certo punto, quando il lettore meno se lo aspetta, la svolta decisiva: a predominare saranno le tinte quasi cupe del thriller archeologico-esoterico con una conclusione che tarda a delinearsi, senza però far perdere  il piacere di leggere.

Il quarantenne Ferruccio Gianola, blogger e socio di una emittente televisiva, indaga sulla morte improvvisa e misteriosa di un celebre scrittore di fama internazionale, da lui intervistato poco prima di morire.

La notizia della scomparsa di Francisco Madeira lasciò tutti a bocca aperta. Nessuno se lo aspettava. Si sapeva che l’artista soffriva di asma bronchiale, che accusava oppressioni toraciche seguite da ricorrenti difficoltà respiratorie, ma da questo ad arrivare a pensare che prima o poi ne sarebbe deceduto, era impensabile.

Voci editoriali mormoravano che lo scrittore stesse ultimando la sua opera più sofferta. Non si era saputo con certezza se l’avesse poi effettivamente conclusa.

Ad aiutarlo in questa ricerca della verità, Alessandra, una giornalista coetanea con la quale Ferruccio in passato ha già collaborato e che è ignara di essere l’elemento principale della vicenda. Tra i due sembra nascere qualcosa che va oltre l’amicizia,  ma dovranno ben presto vedersela con le asperità e le fragilità dei caratteri nonché con la paura di lasciarsi andare al sentimento.

“A volte, osservandoti, mi chiedo se dentro di te esiste un’anima”.

“Che razza di osservazione. Certo che esiste”.

“E dov’è? A me sembri dura, severa, distaccata…”

“Ti sbagli sono viva e vegeta. E non sono così come descrivi. Ho anche una scatoletta qui, che fa rumore”, disse portandosi la mano sul petto.

Rivedendo il filmato del funerale dello scrittore Madeira, Ferruccio nota la presenza di un distintivo sulla giacca del figlio del defunto, proprio identico a quello portato dallo scrittore il giorno dell’intervista. Presto si accorgerà che i distintivi non sono identici ma simili. Da qui sarà svelata l’esistenza di ben due società segrete che coltivano un vecchio culto egizio risalente alla XVIII dinastia dei faraoni.

Sobbalzò dalla sedia in preda a un brivido. Quel simbolo ricordava di averlo già visto altrove e sarebbe bastata una ricerca su internet per risolvere quel dubbio.

Infatti, poco dopo, lo vide raffigurato nella pagina di un portale che trattava di simboli e misteri.

“Un sole e una luna insieme, l’intima unione tra l’energia solare con quella lunare” c’era scritto.

Un legame, questo, che può avvenire solo attraverso un cammino comune a tutti i livelli, sia quelli umani che quelli celesti, come secoli fa era avvenuto tra il faraone Akhenaton e la regina Nefertiti.

L’ingrediente principale del romanzo è indiscutibilmente il mistero:  non solo il mistero della scomparsa dello scrittore, ma anche il mistero dell’amore, degli abissi insondabili dell’animo umano con le sue debolezze, i suoi dubbi e i suoi tormenti. I lettori possono provare empatia con i protagonisti, entrambi alle prese con la dura lotta quotidiana per affrontare le difficili dinamiche di una relazione amorosa. I personaggi principali sono, dunque, ben delineati perché lasciano trasparire psicologia e sentimenti. Se Ferruccio è scontroso e indeciso sul senso della propria vita, Alessandra è alla disperata ricerca dell’amore con la A maiuscola. Anche l’origine letteraria dei due protagonisti è diversa: il blogger Ferruccio Gianola esiste realmente, mentre la figura femminile è frutto dell’immaginazione dell’autore.

Dall’affresco che l’autore dipinge descrivendo le difficoltà delle relazioni,  ne esce fuori anche un efficace ritratto della solitudine nella società contemporanea, dove le tecnologie tendono sempre più a sostituire i rapporti umani.

Pasquale Capraro ha firmato un romanzo dalle mille sfaccettature che terrà piacevolmente sospeso il lettore tra un passato inquietante e un presente che ha dell’inverosimile.